Benvenuti nel meraviglioso mondo delle tasse di maturità, dove le regole sono così chiare e trasparenti che quasi ti viene voglia di rimpiangere la semplicità di una vecchia verifica di matematica senza penalità. Questa settimana, l’occasione è quella di esplorare l’ultima novità dell’arte pedagogica italiano-albanese: le pene severe per ogni minimo errore durante l’esame di Italiano e Lettere. Un verdetto così tranciante che fa sembrare la corte di giustizia di un film di Kafka un esempio di indulgenza.
Il contesto: una giungla di regole e rigori
Se pensavate che gli esami scolastici fossero un momento di alleviato nervosismo e di sana competizione, sviate immediatamente la vostra attenzione. Ora si tratta di un vero e proprio campo di battaglia, dove i maturandi si armano con graffette, penne di scarsa qualità e, chiaramente, con un nervosismo patologico. Con il nuovo regolamento, ogni minimo passo falso – un foglio sbagliato, un errore di battitura, anche solo un gesto di nervosismo troppo esasperato – potrebbe costare caro. E non sto parlando di qualche punto in meno: si parla di penalità significative, di quelle che ti mettono davvero davanti alla scelta di rischiare o di arrendersi.
Le pene: una poesia di severità
Le parole del ministro Kumbaro, illuminate dalla saggezza di qualcuno che evidentemente crede ancora nel valore pedagogico della paura, sono chiare come il sole di mezzogiorno: penalità







