Home Attualità L’eterno gioco del ringiovanimento e della senilità: un’Italia tra numeri e sarcasmo

L’eterno gioco del ringiovanimento e della senilità: un’Italia tra numeri e sarcasmo

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Benvenuti nel meraviglioso mondo dei numeri che raccontano meglio di qualsiasi soap opera le tragiche e ridicole vicende di una società invecchiata più di un formaggio stagionato. In questa saga epocale, ci troviamo di fronte a cifre sorprendenti e ad atteggiamenti altrettanto sorprendentemente rassegnati: 33.000 giovani in meno in un solo anno, come se il tempo avesse deciso di prendere una pausa dal problema principale, e un aumento del 8.3% di ultraottantenni pronti a sfidare la scienza e il buon senso.

Il dramma della decrescita giovanile: il calo che fa più rumore di un caffè bruciato

Partiamo dalla notizia più sconvolgente: meno 33.000 giovani in un solo anno. Mentre le nazioni nel mondo cercano di rendere le proprie società più vivaci, più giovani, più aperte, qui da noi sembra che il tempo abbia deciso di velocizzarsi nel senso opposto. È come se gli ultraottantenni abbiano deciso di monopolizzare l’attenzione, lasciando i giovani a crogiolarsi in un eterno torpore di inazione. Si potrebbe pensare che questa sia una fantasiosa teoria di qualche divulgatore di fake news, ma no, sono solo dati ufficiali – ufficiali come la saggezza delle vecchie glorie, diciamo. Eppure, non si riesce a non notare come questa diminuzione più che un problema di natalità o di perdita generazionale, rifletta il sottile e inquietante declino di un intero sistema civile.

Il mondo degli over 85: una crescita vertiginosa, un’epidemia di lunga vita

Ma il vero capolavoro di questa commedia dell’assurdo si trova nell’evoluzione demografica degli ultra85enni. Un aumento dell’8.3%! È come se lo scenario di una società che si uccide lentamente si facesse strada con la precisione di un orologio svizzero. La popolazione anziana non si limita a essere un semplice dato statistico: si configura come il simbolo di un paese che ha deciso di extra-longare la sua lunga agonia, grazie al progresso, alla medicina, e, forse, anche a qualche segreto ben nascosto sui barbieri e le farmacie. Il risultato? Un esercito di ottantenni e più che, tra camicie di flanella e polemiche sulla pensione, ha preso il posto degli adolescenti e dei giovani adulti – i veri motori di una società che, ormai, pare aver perso la sua gioventù come si perde un ombrello sotto la pioggia.

Da giovani speranze a vecchie rassegnazioni: il paradosso di una nazione che si svuota

In un quadro così desolante, discutere di politica o di innovazione digitale sembra ormai un atto di pura follia. La vera innovazione sta nel vedere come le vecchie generazioni impregnate di saggezza (e di Netflix) si siano ormai insediate nei posti di comando, lasciando gli spazi vitali a chi dovrebbe, invece, portare con sé linfa e novità. Ma a essere sinceri, il problema non è solo una questione di numeri; è l’atteggiamento culturale di fondo, un’ossessione per la longevità senza una reale volontà di innovare o, peggio, di lasciare spazio alle nuove energie che, come i giovani di un tempo, non aspettano altro che arrivare a portare una ventata di cambiamento.

Il non senso di una società che si auto-travagliata*

Se si può ridere per non piangere, è il momento di riflettere. Questi numeri ci invitano ad una considerazione amara: siamo forse di fronte a una società che, anziché evolversi, si rinchiude. La crescita dei senior è un’onda lunga che rivela la nostra incapacità di pensare a un futuro diverso, dove l’invecchiamento diventa un problema di società e non solo un dato personale. La soluzione? Probabilmente sarebbe troppo chiedere coraggio e lungimiranza, quando si preferisce il comfort dell’immobilismo e dell’egoismo generazionale. La verità è che, mentre i numeri ci raccontano questa rassegna di declino, noi continuiamo a cercare scuse e a fingere che tutto vada bene, anche quando il senso di decadenza ci avvolge come una coperta troppo calda e troppo stretta.

Risate e riflessioni in modo uncinato sulle nostre contraddizioni

In fondo, forse non c’è nulla di più amaro e affascinante che la nostra capacità di abbandonarci alle contraddizioni più assurde: giovani che spariscono e vecchi che dilagano, come se fosse la naturale evoluzione di un capitalismo che si aggira tra le rovine del passato. Eppure, nonostante tutto, ci si può concedere una piccola punta di sarcasmo: forse siamo proprio noi, con le nostre indecisioni e la nostra paura di cambiare, a meritare questa scena desolante. O forse, proprio nella più grande crisi demografica, si cela il più grande insegnamento: che la vita, alla fine, non è un numero, ma un equilibrio fragile tra passato, presente e una sfida ancora tutta da affrontare, con quell’ironia beffarda che ci rende umani fino al midollo.

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