In un mondo in cui la logica e il buon senso vengono spesso messi da parte per lasciare spazio a manifestazioni di piazza piene di entusiasmo (e di qualche bandiera), i nostri studenti hanno deciso di mostrare al mondo che la storia si scrive con i cartelloni, non con i pensieri profondi. Così, armati di sorriso beffardo e di un marcato senso della teatralità, si sono lanciati in una marcia che, a ben vedere, potrebbe essere più il risultato di una lezione di geopolitica inventata sul momento che di un autentico desiderio di cambiare il mondo.
La scena perfetta: partenza dal luogo simbolo
Immaginatevi la scena: un solenne Slivovits in mano, il cielo di Skopje che fa da cornice a un gruppo di studenti con cartelli colorati, tutti pronti a gridare che “Shqiptaria është me Shkupin!”. Ma quale sarà la reale forza di un messaggio così chiaro e, allo stesso tempo, così ambiguo? Per alcuni, rappresenta una sorta di riscatto popolare, un’affermazione di identità, per altri, più probabilmente, è solo un modo per cercare di distinguersi nel marasma di pacifici rivoluzionari digitali, che preferiscono condividere meme piuttosto che battaglie vere.







